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Ci sono cose nella vita che non possono essere dimenticate

Giuseppina Stanzione

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Nn c'è ke dire!
Nostalgia canaglia!
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Sweet abou me- Gabriella Cilmi

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Etica mondiale

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Per chi suona la campana?-Hemingway

Detesto i lromanzi che si concludono senza un finale definito e che ti lasciano con l'acqua in bocca lasciando solamente alla propria fantasia di immaginare i probabili finali...Uff
Ed è proprio così che si conclude il romanzo di Hemingway "Per chi suona la campana?" pubblicato nel 1940.        Il protagonista è lì ad attendere la morte, la salvezza o la detenzione? Non ci è dato saperlo. Il caro Hemingway così ha deciso. Ed io intanto depongo il testo con tristezza e allo stesso tempo gioia per averlo terminato sulla mensola tra gli altri libri e mi arrovello le cervella nel desiderio di voler sapere che fine fa Robert Jordan.
 
E' un libro che mi ha scosso, fatto arrabbiare ed innervosire per la narrazione di alcuni eventi che sebbene non dettagliati erano molto eloquenti soprattutto per chi è dotato di una fervida fantasia come me poichè lascia vedere tutto senza esprimerlo esplicitamente.
Ma è un libro che mi ha saputo anche commuovere ed emozionare manco fossero le immagini di un film per la romanticità e la profondità con cui, anche se con un linguaggio semplice, Hemingway ha saputo descrivere l'amore che è cresciuto tra il protagonista e la giovane partigiana.
E' un libro che mi ha fatto ridere per la comicità, la franchezza e l'ilarità di alcuni personaggi ed infine è un libro che mi ha tenuto in ansia per la suspense creata nella descrizione degli attacchi e per altro ancora come la difficoltà di Andrés nel far recapitare il messaggio di Jordan al generale Golz.
 
Tutto sommato però qst libro mi è piaciuto tantissimo, sebbene in spagnolo, me lo sono divorato. Mi piace tantissimo lo stile di Hemingway che ti accenna le cose stuzzicando la curiosità per poi soddisfarla solo dopo alcuni capitoli. Come ad esmpio descrivendoti un nuovo personaggio magari iniziando anche a farlo conoscere ma dicendo il suo nome solo dopo alcuni capitoli.  Mi è piaciuto tantissimo anche se a volte soprattutto nel capitolo 18 è risultato terribilmente noioso per la lunghezza della digressione storica che però non può mancare per il riconoscimento di personaggi che poi con l'andare della narrazione risultano importanti per l'epilogo della vicenda. Mi è piaciuto tantissimo per la presenza di micro storie esterne all vicenda che arricchiscono la narrazione e ti permettono anche di comprendere la psicologia di alcuni personaggi.
 
Grande Hemingway...mi si piaciut!
 
Ed ora mi chiedo: riuscirò ad esprimere tutto questo in spagnolo se all'esame il prof me lo chiederà? Vedremo.
 
 

Più sole Nichi Nicolai

Ammazza e quanto mi rispecchia sta canzone! Non pensavo ke potesse essercene una così azzeccata alla mia personalità e ai giorni ke vivo.
C'è più di una frase che mi piace in questo testo ma quello che preferisco di più è "più sole nei miei limiti". Ah qnt dicono qst cinque parole.
 

  

E tu come lo sai che questi giorni miei 
Sono pesi che i miei nervi non sopportano 
E spiegami perchè è capitato a me 
Di aver domande a cui non so rispondere 
Un fiore mi racconta 
Di essere disponibile alle cose 
Che nei giorni si succedono 
Non risparmiare mai 

Non essere gelosa del profumo che i miei petali regalano 
Più sole nei nostri oceani 
Più sole nei nostri sabati 
Più sole sotto i miei abiti 
Ho sentito una musica dolce che chiama 
il mio nome e la voglio ascoltare 

L’amore è la mia unica energia 
L’amore sarà legge nella mia vita 
La voglia l’incoscienza la pazzia 
Ho deciso che lascio alle spalle le cose 
pesanti e mi lascio volare 
Mi guard come se io fossi una bambina 
Che non smette di giocare con le bambole 
E forse non lo sai che questa mia allegria 
E’ solamente un modo per difendermi 
Dal tempo che non ha giustizia senso e qualità 

E che ci porta via i migliori attimi 
Saluterò i rimpianti 
Mi affaccerò ai miei giorni nuovi 

Io sono qui… se vuoi tu vieni a prendermi 
Più sole oltre le nuvole 
Più sole dentro i miei limiti 
Più sole dentro i miei abiti 

Sono stata indecisa insicura conosco 
le trappole della paura 
La vita che accade senza avvertimento 
Averne abbastanza e volerne altre cento 

Ho deciso di andare a cercare la gioia 
fin dentro al dolore più grande 

L’amore è la mia unica energia 
L’amore sarà legge nella vita mia 
La voglia l’incoscienza la pazzia 
Più sole, più sole, più sole, più sole, 
più sole, più sole, più sole, più sole

Aria

 
 

 

Sfogo rabbioso

 
Io odio gli stupratori...di qualsiasi età, razza e provenienza...mi fanno schifo!
Quando sento ste cose in tv mi vien voglia di andare fin dove vivono e riempirli di botte fino allo sfinimento. Li rinchiuderei in una camera buia senza neanche una luce ed ogni tatno manderei a trovarli un gay che abusa di loro. Ho esagerato l'ammetto ma mi fanno rabbiaaaaaaa!
E allo stesso modo io odio le persone che maltrattano gli animali, soprattutto i cani, e a quelli che usano il collare elettrico per ammaestrali o per farli combattere clandestinamente
 glielo farei provare a lorooooo...così vediamo se si imparano.
VI ODIO

Ti cercherò - Gigi finizio

 

 

 
Ti cercherò…
dove il pensiero travolto da un onda
va a fondo dentro l’anima
E la barriera rialzata da tempo non sembra avere limiti
Ti cercherò come un naufrago che
ritrova un’ isola che è dentro se
strappando via la solitudine ahhh…
e quando il sole scavando le siepi intorno tutto illumina
Ti troverò
come quella sorgente che nutre la mia sete e poi
sarai la luce creata da dio…
E illuminando la tua prateria
dentro di te nascerò come nasce l’amore
che stringendo il tuo seno troverà l’essenza
che scaldando il mio cuore colora il mio viso
che finalmente arrossisce per te…
ma quando amore, amore,
amore dimmi quando
ritarderai al primo appuntamento
mi chiederai se stavo qui da tempo
e poi nel freddo dell’inverno nel mio letto il tuo corpo scalderò
amore ti scalderò, si io ti scalderò, io ti riscalderò…
ti cercherò
Tra la gente indifferente
che attraversa la via di una metropoli
O tra le donne che passano
tutta la notte in una birreria
dove si perde anche l’anima mia…
ma se io trovo la tua prateria
dentro di te nascerò come nasce l’amore
costringendo il tuo seno troverai l’essenza
che scaldando il mio cuore colora il mio viso
che finalmente arrossisce per te…
ma quando amore, amore,
amore dimmi quando
ritarderai al primo appuntamento
mi chiederai se stavo qui da tempo
e poi nel freddo dell’inverno nel mio letto il tuo corpo scalderò,
io ti riscalderò, si io ti scalderò, io ti riscalderò…
ma quando amore, amore,
amore dimmi quando
ritarderai al primo appuntamento
mi chiederai se stavo qui da tempo
e poi nel freddo dell’inverno nel mio letto il tuo corpo scalderò
io ti riscalderò, io ti riscalderò…
 
 
P.S. Non chiedetemi perchè stasera mi sto "drogando" con queste canzoni...Sorriso

Maledetta voglia di te -Gigi Finizio

   

 
Questa maledetta voglia di te
si nasconde ancora dentro di me
per confondermi per convincermi
che non posso fare a meno di te
più ti perdo e più sei dentro di me
più ti lascio e più la vita non c'è
provo a ridere provo a fingere
ma è più forte questa voglia di te

Camminerò dove non so
per rivedere gli occhi tuoi
ancora per un pò
mi arrabbierò mi calmerò
e mi ritroverò di nuovo
in questa maledetta voglia di te

Questa maledetta voglia di te
porta il sole dove il sole non c'è
brucia l'anima strana compagnia
questa maledetta voglia di te

Camminerò dove non so
per rivedere gli occhi tuoi
ancora per un pò
mi arrabbierò mi calmerò
e mi ritroverò di nuovo
in questa maledetta voglia di te
 
 
Dedicata a mio mole...Ti amo molletta mia!

Favola

Due cani in un parco scorazzano lieti annusando qua è là, saltando da una pianta all’altra, da un fuscello all’altro. D’un tratto i loro musi si incrociano, alzano lo sguardo e con la coda ritta iniziano a conoscersi a modo loro.     L’uno è bianco, pulito e profumato con in collo un collare su cui è agganciata una medaglina con su inciso il suo nome e il numero di telefono del proprio padrone. L’altro è nero, sporco con una cicatrice sul corpo e gli occhietti pieni di fierezza, ma stanchi. Senza collare. Al cane nero quel cagnolino tutto impettito sembrava così snob. Così, terminate le conoscenze iniziali, gli dice con aria boriosa ed orgogliosa: “Dimmi un po’ cane da appartamento, credi che nella tua vita ci sia dignità?” e l’ altro: “ Certo che sì”. Il cane randagio rimane sbigottito e sbotta: “ Come sì?”. “ Caro cane randagio – gli risponde pacatamente il cane bianco - se tu fossi meno pieno di te capiresti che nel mio modo di vivere c’è tanta dignità e fierezza quanta ce n'è nel tuo. Ma con una differenza: tu vaghi libero per il mondo e nel farlo non ti curi degli altri, siano essi tuoi simili o umani. Ma così facendo non fai altro che danneggiare non solo gli altri, rubando cibo e attaccando gli uomini, ma anche te stesso.” “ Ma cosa vai blaterando! - risponde il cane randagio visibilmente nervoso - Meglio la libertà che il servilismo”. E l’altro con molta calma ribatte: “Avere il pasto bello e servito, un tetto fisso sulla testa, una cuccia calda nella quale dormire, giocare e farsi coccolare non è meno dignitoso che cacciare, dormire sotto i ponti e scorazzare libero per il mondo. E sai perché? Perché nel farlo dai ed ottieni amore.Dai ed ottieni gioia. Fai compagnia a chi ne ha bisogno ed aiuti in ciò che puoi. E nel farlo non fai male né a te stesso né agli altri. Fai il tuo bene e quello degli altri contemporaneamente. Libertà: significa amore per se stessi nel rispetto degli altri, libertà è amare se stessi e gli altri pur con qualche sacrificio. Non significa fare il proprio comodo solo ed unicamente nel proprio interesse”.

Saggio è chi nel ricercare il proprio vantaggio riesce ad ottenerne per sè e per gli altri.

X la prima volta anke io faccio il bilancio del 2008 in maniera pubblica

Questo intervento per quanto a qualcuno possa sembare scontato per me non lo è perchè non ne ho mai fatto uno pubblicamente. Me lo sono sempre tenuto per me. Questo bilancio invece lo faccio perchè mi aiuta ad essere più sincera con gli altri e con me stessa visto che di me e di come sono in realtà si sa poco e niente o comunque pochi lo sanno. 

Il 2008 si porta con sè.

Nei primi sei mesi:

- routine, noia ed ansia da esame unita all'immancabile insicurezza e disistima celata dietro ad un'apparente allegria;

- il regalo di S. Valentino inaspettato;

- mio fratello ottiene il contratto;

- la nascita di Ninì e la conseguente gioia. Quel bimbo è un amore;

- i kg persi;

- qualche esame andato e qualcn' altro no in entrambe le sessioni;

- pazienza, pazienza, pazienza...ansia, stress e voglia di spaccare il mondo;

- amicizie rivalutate;

- la mia nonna paterna si ammala.

Nei secondi sei mesi:

- amicizie vecchie ritrovate e rinnovate;

- il taglio di capelli fin sulle spalle. Per chi non lo sapesse arrivavano fin sul sedere e non li tagliavao da anni nemmeno di 5 centimetri. Ero così gelosa che il parrucchiere alla mia richiesta è rimasto sbalordito;

- l'indimenticabile viaggio a Firenze col mio mole che tenacemente continua a starmi accanto. A volte mi chiedo dove prenda la pazienza per sopportare i miei umori. Grazie di esistere molino;

- un evento triste che mi ha scosso e che ha messo duramente alla prova la mia psiche;

- l'irrinunciabile settimana a Palinuro con mio padre necessaria a ritrovare il mio equilibrio;

- non riuscire a salvare la vita del cane di mia cugina;

- altro evento triste che mette a nudo la mia fragilità. Sono crollata. La maschera non ha più retto. Troppe le inquetudini interiore. In quel momento non sono stata capace di confortare;

- inizio il doposcuola che finirà dopo due mesi;

- un solo esame fatto: non c'ero con la testa;

- il battesimo di Ninì e la contemporanea nascita di Gaetano;

- la cucciolata di Lilly;

- ancora un taglio di capelli;

- il matrimonio di mio cugino Felice;

- la gioia apparentemente futile ma utile di poter indossare un corpetto per la prima volta nelle mia vita;

- l'illusione di tenere in pugno la vita; 

- altro evento triste che mi ha scosso e mi ha messo di fronte alla consapevolezza di quanto la vita sia sempre e comunque sul filo del rasoio,

- un kg ripreso; 

- la costruzione del presepe della chiesa a casa mia.

- il definitivo taglio di capelli. Ormai non li lego: cambiamento avvenuto;

- Natale. Diverso nella sua forma e nel suo contenuto da due anni ormai.

Conclusione : sono cresciuta. Il 2008 mi lascia l'amore sotto tutte le sue forme, l'ansia dell'avvenire, la paura di perdere ciò che faticosamente si è ottenuto, il mio cambiamento interiore,la perpetua apparente allegria utile a confortare me e gli altri e l'irrinunciabile pazienza.

Prospettive per il 2009: la laurea. Che Dio me la mandi buona!

Ai miei amici internauti

In queste feste non ho avuto modo di farvi i miei auguri nemmeno tramite blog 
ma quelli di buon anno nn posso farmeli mancare.
Sarò breve e coincinsa:
Buona fine e Buon inizio a tutti voi
 
Kisses and Hugs

A margine di un amore obliterato

 

In quest’intervento vi propongo una storia che è arrivata tra i finalisti del concorso Parole in corsa. Io spero che vinca perché mi è piaciuto molto. Trovo che sia ben scritto: è scorrevole, lineare e per niente noioso. Mi è piaciuto anche il modo sottile con cui l’autore, in poche righe, ha saputo implicitamente esprimere la propria opinione riguardo la situazione degli extracomunitari che, nonostante la cittadinanza italiana, faticano ancora ad integrarsi ed esitano persino ad innamorarsi.

Sorriso Buona lettura! Sorriso

A MARGINE DI UN AMORE OBLITERATO – Paolo Romano

Il primo esercizio fu semplice, quasi da bambini: trasformò l’acronimo del servizio di trasporto pubblico in una frase d’amore scrivendo sul biglietto usato: “Come Sempre Ti Penso”. Il difficile fu farlo giungere a lei, senza che se ne accorgesse e prima che scendesse dall’autobus. Nihal infatti non voleva essere riconosciuto e per quanto potesse usare cautela e discrezione nell’avvicinarsi alla ragazza temeva di essere frainteso dagli altri passeggeri dell’autobus; avrebbero potuto scambiarlo per un ladro o peggio ancora per un maniaco. La fermata della ragazza, della quale ignorava per ora il nome, era sempre la stessa: la terza dopo l’inizio del lungomare. La vedeva infilarsi in un vicolo e scomparire come un raggio di sole tra i palazzi. Dopo una settimana trascorsa ad osservarla, tra esitazioni, costruzioni mentali, sceneggiature pensate sul cuscino fissando il soffitto e tutto un gioco di casistiche da prevedere, Nihal si fece coraggio e pose in essere il suo piano. Facendo attenzione a non confondersi mise il biglietto appena obliterato nella tasca sinistra. Invece, quello del giorno precedente, che aveva conservato accuratamente nella tasca destra con il piccolo pensiero romantico, lo fece scivolare nella borsa di lei. Lei!. Nulla di particolare eppure bellissima. Un sogno di ragazza che l’aveva colpito per la sua semplicità: capelli castani corti, un viso ovale e angelico, occhi grandi e profondi, niente trucco, niente orecchini, niente fronzoli, abiti da grandi magazzini come i suoi, ma addosso le stavano da star. La prima fase del piano andò bene ma Nihal non era certo del risultato, si chiedeva se si sarebbe accorta di quel biglietto anomalo nel piccolo caos d’una borsa e se il messaggio le sarebbe giunto. Quando. In che luogo. A cosa avrebbe pensato. Ne sarebbe stata infastidita? Il solito corteggiatore? “Chissà quanti corteggiatori avrà – pensò tra sé e in un momento di scoraggiamento fu quasi tentato di desistere dal proseguire il suo tichet-corteggiamento – che speranze ho mai io, indiano, con un lavoro da fornaio e una stanza in fitto. Certo sono un cittadino come lei, oramai da alcuni anni. Ma resto per tutti uno straniero, un immigrato, qualcuno da prendere con diffidenza già solo ad uno sguardo, figuriamoci a stabilire un rapporto”. Decise di non farsi illusioni e di fare tutto per il solo romantico gusto di amarla a distanza, di corteggiarla con le parole di un italiano che aveva cominciato ad apprendere già a Delhi, nella biblioteca del suo quartiere, innamorato dei poeti del Bel Paese. Il secondo giorno scrisse sul biglietto da 90 minuti: “La tua immagine non dura una corsa”. Sul terzo messaggio timoroso scrisse solo: “non voglio disturbarti, spero di non infastidirti”. Sul successivo: “provo ad immaginare tutto di te”. Poi “per me sei importante” e “non sono un codardo ma non voglio tu sappia chi sono”. Scriveva con una stilo nera dalla punta fine a pennarello, in orizzontale sul biglietto ma in modo da non coprire la data del timbro, per dare l’esatta cronologia della successione dei suoi pensieri. Federica non si era mai accorta di nulla. Finché un giorno frugando nella tasca della borsa in cerca di un biglietto da visita trovò i biglietti scritti con una calligrafia chiara ma incerta. Non li lesse nell’ordine in cui erano stati scritti ma poco cambiò. Federica si fermò per un attimo a pensare chi potesse essere l’autore di quella singolare corrispondenza a senso unico. “Non ho notato nulla di strano, di solito quando rientro a casa la sera ho sempre il terrore che qualcuno mi segua ma nessuno lo ha fatto. Sarà successo tutto sull’autobus, è l’unica spiegazione!”. Pensò che sarebbe stato bello rispondere al mittente ma non sapeva come. Se avesse fatto maggiore attenzione lui avrebbe potuto inibirsi e così fu. Nei giorni successivi inevitabilmente Federica cominciò a guardarsi intorno e lui non osò avvicinarsi. Un giorno mentre Federica era nella zona orientale della città, squillò il telefonino, era la sorella: “Potresti comprare il pane per favore, giusto due panini, per il pranzo di oggi?”. Per timore che chiudessero i negozi Federica si fermò al primo panificio che incontrò sul marciapiede. L’odore del pane caldo era invitante, come uno strano presentimento che a volte solo le donne sembrano avere. Dal bancone Nihal non credeva ai suoi occhi. Rimase per un attimo a fissarla inebetito prima di raccogliere l’ordinazione. Girò l’angolo del forno, non visto frugò nel portafogli, trovò un biglietto, vi scrisse sopra in velocità “felice di offrirti qualcosa di semplice come il pane”. Fece un foro in una delle due rosette e vi inserì il messaggio per poi imbustare il tutto nella carta pane. A tavola il destino volle che a Federica toccasse il panino giusto. Lo aprì per tagliarvi una fresca mozzarella di bufala e…sorrise, sorrise, sorrise con felicità e discrezione. “Perché ridi?”, le chiese la sorella incuriosita. “Niente – rispose lei - è che ho bisogno urgente di un biglietto del bus… me ne sono ricordata solo ora…buono questo pane…”

 
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